
Whatsapp, leggere le chat del partner è reato
Un uomo è stato condannato per essere entrato abusivamente nel telefono della ex convivente, protetto da PIN, leggendo e acquisendo le chat WhatsApp intercorse tra la donna e il suo datore di lavoro. Tale documentazione è stata poi depositata dall’imputato in un procedimento civile pendente tra le parti. La difesa ha sostenuto che il telefono fosse stato lasciato aperto e senza protezione, invocando inoltre la “giusta causa” legata alla tutela della salute del figlio minore.
Il rischio: lo smartphone è un sistema informatico protetto ⚠️
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3524 del 27 gennaio 2025, ha confermato che l’accesso alla messaggistica istantanea integra il reato di accesso abusivo a sistema informatico.
“Non rileva la circostanza che le chiavi di accesso al sistema informatico protetto siano state comunicate all’autore del reato, in epoca antecedente rispetto all’accesso abusivo, dallo stesso titolare delle credenziali, qualora la condotta incriminata abbia portato ad un risultato certamente in contrasto con la volontà della persona offesa ed esorbitante l’eventuale ambito autorizzatorio”.
Anche ipotizzando un assenso implicito durante la convivenza, la Corte chiarisce che:
“Se anche vi fosse stato un assenso implicito all’accesso al telefono durante la convivenza, questo avrebbe dovuto ritenersi revocato con la cessazione della convivenza”.
L’illusione della “giusta causa” nel processo civile
Un errore comune è pensare che la necessità di difendersi in una causa civile legittimi il furto di corrispondenza. La Suprema Corte è stata categorica: non esiste una “giusta causa” se il fine è meramente probatorio in un giudizio di separazione.
“La giusta causa presuppone che la produzione in giudizio della documentazione sia l’unico mezzo a disposizione per contestare le richieste del coniuge controparte. […] Il giudice, ex art. 210 cod. proc. civ., può ordinare, d’ufficio o su istanza di parte, al coniuge o al terzo l’esibizione della documentazione di cui ritenga necessaria l’acquisizione al processo”.
FAQ
È reato guardare il telefono del partner se non c’è il PIN?
Sì, se la condotta avviene contro la volontà, anche tacita, del titolare. L’assenza di una protezione fisica non autorizza terzi a violare la sfera privata e la riservatezza delle comunicazioni.
Posso usare i messaggi WhatsApp della mia ex per dimostrare che mente al Giudice?
Se i messaggi sono stati acquisiti sottraendo il telefono o accedendo abusivamente al profilo, non solo rischi una condanna penale, ma la prova potrebbe essere dichiarata inutilizzabile. La via corretta è chiederne l’acquisizione tramite le procedure previste dal codice di procedura civile.
Cosa rischio se deposito in tribunale mail o chat sottratte all’altro coniuge?
Rischi la condanna per il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (art. 616 c.p.), poiché la produzione in giudizio non costituisce, di norma, una “giusta causa” esimente.
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